Elisabetta Colombo, Vito Annese
A nome del comitato scientifico AIGO

Questo farmaco è largamente usato dopo i trapianti per prevenire le reazioni di rigetto. Per la sua grande rapidità d’azione, è stato utilizzato nelle forme severe di malattia di Crohn e colite ulcerosa. La sua utilità è stata ben documentata solo nella colite ulcerosa severa, avendo ridotto del 40-60% la frequenza d’intervento chirurgico di colectomia in urgenza nei pazienti che non avevano risposto agli steroidi. Purtroppo dopo 1-2 anni circa 1/3 dei pazienti che rispondono alla ciclosporina comunque è sottoposto ad intervento per una
recidiva della malattia. Questo dato, unito al verificarsi di casi di morte per infezioni opportunistiche durante la terapia, ha sminuito sostanzialmente il ruolo del farmaco.
Attualmente l’orientamento generale è di utilizzare la ciclosporina dopo il fallimento degli steroidi nelle forme di colite severe (soprattutto se al primo episodio), in accordo con la valutazione del chirurgo, solo in centri che abbiano ampia esperienza con il suo uso.
L’utilizzo della preparazione orale in emulsione (Sandimmun Neoral®) ha dimostrato la stessa efficacia della somministrazione per via endovenosa continua. Il farmaco è proponibile però, per i suoi gravi e talora irreversibili effetti collaterali, solo nella fase acuta del trattamento, mentre è consigliabile usare l’azatioprina nel mantenimento della remissione. Il farmaco è utile anche nel pioderma gangrenoso, una grave e rara
manifestazione cutanea che si riscontra in corso di colite ulcerosa. L’utilità della 4 ciclosporina nella m. di Crohn è risultata meno chiara, più evidente nelle forme fistolizzanti, e comunque con una quasi costante recidiva alla sospensione. La disponibilità di altre efficaci opzioni terapeutiche (es. infliximab) ha reso più raro il suo utilizzo.
Gli effetti collaterali più temibili (perché spesso non reversibili) sono quelli di danno renale. Va ricordata anche la possibilità di indurre tremori, convulsioni, irsutismo, nausea, cefalea, ed ipertensione arteriosa. Per ridurre il rischio degli effetti collaterali sono necessari controlli periodici dei livelli plasmatici del farmaco.